This is birth, the first piece in a series of 12 altars which is titled “Via Cruxis” and shows the 12 stations in each life on this earth, obviously ending in the final station of death. I am working on this series which will be completed by the end of this year.
Questo é la nascita, il primo pezzo nella serie di 12 altari, intitolato “Via Cruxis” dove sono mostrate le 12 stazione di ogni vita su questa terra, ovviamente finendo nella stazione finale della morte. Sto lavorando su questo progetto che verrà completata per la fine di quest’anno.
Mr. Bojango :
vacation in Hawai’i
Un tragitto, uno spazio/tempo in cui avviene un incontro o un addio.
Le sequenze della storia acquerellata della pittrice americana Susan Dutton corrono in un filo, in un etere dissolto di accenni, aperture di segni, infrangersi di colori, che come rivoli di luce s’abbattono sul corpo dell’unica donna rappresentata, se stessa. Storie telefoniche, scritte sullo sfondo dell’immagine come interlocutore visuale tra l’artista/ il lettore/ l’invisibile “altro”.
Da Il Giudizio di Paride aLe Grazie,la donna sente pesare sul suo corpo il “dono” della scelta, compiuta per gioco, piacere, potere, promessa… forse per amore.
Una lunghissima storia che giunge alla chat, alla web-camai messaggi immateriali: dal mito alla tecnica senza soluzione di continuità.
Ecco che le figure/donna di Susan appena abbozzate sembrano costituirsi “farsi” concrete presenze, nel mentre la parola scritta corsiva, veloce, stimola nel lettore la dinamica di comprensione, di accoglienza nel segno cromatico.
Figure femminili, icone labili, labirintiche in indefinite pose: corpi aperti, chiusi, distese, di schiena con pochi elementi intimi da far intuire il nudo sottilmente tracciato in trasparenza, lascivo in atteggiamenti determinati dalla conversazione.
Tracciate in uno spazio bianco, oppure rosso d’incanto matissiano in un arabesco naturalistico tra fantastiche trasparenzeles femmes di Susan non si possono leggere come protagoniste di storie a fumetto, le parole, infatti, sono libere come lasciate vacanti, come vacante è l’interlocutore alle sue risposte. L’artista mima un dialogo che di fatto si risolve in un monologo, l’interfaccia è assente. Arie matissiane dunque, meno felici “ luxe, calme et voluptè” si sperdono nell’inutile corpo, malinconicamente trasognato in attese deluse e concluse nel “senso” del colloquio dimezzato.
In questa mostra di acquerelli (Lecce, Associazione Artistico Socio Culturale RAGGIO VERDE, Luglio 2006) raccolti in un “Ciao-Ciao”, eseguiti con tecniche miste a china, pastello, l’artista ci ha proposto in maniera leggera, ma drammatica e incisiva “la poetica della distanza”, nellas-piacevole delusione della solitudine di colei che aspetta al di qua di un apparecchio telefonico, simbolo di una comunicazione per “difetto”.
“Ciao-Ciao” è un cordiale saluto, ma anche un andare solitario nella distanza della parola: essa unisce e paradossalmente definisce un distacco.
Il senso delle opere della Dutton è testimonianza, esprimono a pieno l’essenza della solitudine dei nostri tempi moderni in cui l’amore fiorisce nel giardino della chat quale life is now!
Una donna dipinta in versione enunciativa, disinibita, ironica, pungente nella posa espressa ammicca la donna fatalmente stupita, esemplata in adagio, sottovoce, vorrebbe dissolversi nei ritmi tenui della pittura.
Susan è disincantata, consapevole tra una domanda formulata e una risposta lasciata all’interrogazione.
Solo liquidi come languori sparsi i colori i segni evocano e raccontano…
”Pronto..! ciao ciao … sono qua in paradiso… tu dove sei?
Maria Grazia Martina





